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Gianni FanelloCon la lamiera saldata, il rame levigato e i pezzetti di metallo recuperati chissà dove, lo scultore Gianni Fanello (Siena, 1946) ci racconta un mondo archetipico dove i personaggi, da millenni, sono in trasformazione morfologica. Donne che si son fatte crescere le ali (la Nike) o giovinotti che sognano di volare anch’essi (Icaro), o uccellacci con volti crudeli di ‘arpie’. Sono figure ‘pesanti’ ma hanno le ali; sono intrappolate dentro saldature di rame e scaglie di ferro, ma il sogno, anzi il progetto, è quello di librarsi e andare. Sono la realtà e la favola, il rifiuto e il rinnovo delle forme, il vecchio e il nuovo. Sono l’inventario della nostra cattiva coscienza e l’attesa di una palingenesi probabile. Hanno scritto sulla sua opera Antonio Tabucchi, Maurizio Bettini, Omar Calabrese.
Libri illustrati:
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